Quand’ero un bimbo, intorno ai 6/7 anni, interagivo e giocavo con le mie sorelle, più grandi di me di tre e sei anni, tra i vari giochi c’era anche quello di fare messa, io facevo il prete, le mie sorelle le pecorelle, emulando la messa della domenica. Avevo un tavolino davanti a me che era l’altare, il dizionario aperto sul tavolino fungeva da Bibbia, i biscotti Colussi erano le ostie, il corpo di cristo. Dicevo su qualcosa, francamente non ricordo cosa, e poi davo l’ostia ( il biscotto Colussi/corpo di cristo) alle mie sorelle. La funzione  cosi era terminata, andate in pace. Era divertente per come lo facevamo noi, sia ben inteso. La realtà, invece, offriva altro. In un paese cristiano o cristiano cattolico come il nostro, negli anni settanta e ottanta, si cresceva indottrinati ai dogmi della chiesa. Eppure, la domenica mattina, in chiesa respiravo a fatica. Sentivo opprimente quella struttura, nonostante le enormi metrature, mi pesava l’ambiente, la litania, le preghiere, l’alzati, siediti, inginocchiati. Non avvertivo quella sensazione, che sarebbe dovuta essere, secondo me, di serenità, speranza, gioia. Percepivo, invece, un peso, una sensazione di disagio combinato a tristezza, di doversi sempre e costantemente sentire in colpa di qualcosa. I miei rapporti con la chiesa si interruppero in età adolescenziale. Mi sentivo indifferente alle religioni, curioso ma staccato e mi dicevo: se dovesse realmente esistere un dio, egli mi giudicherà per come conduco la mia vita e non, di certo, per la quantità di preghiere a lui rivolte.

In seguito, non posso nasconderlo, la mia avversione per la “nostra” religione, anzi, per le religioni in generale si sono fatte ancora più forti. Se penso al significato, alla semantica del verbo “pregare”, francamente, mi vengono i brividi. Io nasco, innanzi tutto, senza alcun peccato, senza, tra l’altro, una mia volontà o decisione di nascere e devo pregare e invocare un qualche dio, per questo? Ma che, scherziamo?  Nonostante tutto qualche tentativo nel leggere la Bibbia l’ho fatto, ma non capivo. Non capivo, sinceramente, cosa c’entrasse dio con quei libri. Cosa centravano quei libri con quello che doveva essere l’amore di un dio nei confronti di ciò che aveva creato. In quelle pagine leggevo solo di conquiste, morti e devastazioni.

Poi un bel giorno ho sentito il bisogno di approfondire e ho cominciato a leggerla la Bibbia, con un altro appiglio, con la mente aperta e ricettiva e ho cominciato capire qualcosa in più. Grazie anche all’aiuto dello studioso Mauro Biglino, non solo.

Dopo aver letto libri e visionato numerose ore di conferenze di Mauro Biglino, il quadro si è fatto più chiaro. Lui, da traduttore di ebraico antico, ha fatto notare una importantissima e sostanziale incongruenza, la falsa traduzione di Elohim con dio. Nella bibbia si evince, difatti, che non vi è un dio ma, al contrario, diverse persone chiamate Elohim, plurale di El o Eloha. Insomma la teologia ha voluto per forza appropriarsi di quel libro e violentare le traduzioni per poter far diventare una serie di Elohim un unico dio e creare cos’ il monoteismo, tra l’altro con quello meno importante, considerato, come si legge dalla bibbia, un uomo di guerra (ish milchama, es 15,3); Yahweh a capo della famiglia di Aronne e non degli ebrei.. Yahweh, che da qualche anno è stato “occultato” dalla conferenza episcopale perché considerato troppo poco cristiano. E lo credo bene, con tutte le persone che ha sterminato, uomini, donne e bambini. Senza contare gli innumerevoli olocausti animali, e, molto probabilmente umani. La bibbia è un libro di storia, che racconta delle vicende di un popolo, quello di Israele, e il suo condottiero. Lungi dall’essere un dio. La bibbia non parla di creazione, nemmeno nella prima parte delle genesi, anche qui la teologia ha dovuto, per forza, rendere un dio, che non c’è, creatore dei cieli e della terra oltre che dell’uomo, niente di più falso. I libri da cui la bibbia ha preso spunto parlano di altro, parlano di questi Elohim che hanno fatto delle modifiche per rendere vivibile i territori e poi hanno fabbricato l’Adam! Non esiste il dio unico, in questi libri,  trascendente e onnisciente che noi abbiamo creduto o idealizzato, ma tutta una serie di individui. Come direbbe lo studioso Biglino; leggiamola la bibbia!