Siamo figli delle lacrime.Non è vero, mi dite voi? Provate un po’ a riflettere su quale sia quell’unico, inconfutabile momento che, senza alcuna distinzione di sesso, razza o religione, ci unisce tutti alla nascita; e vi accorgerete che altro non è che il primo, lacerante, liberatorio pianto, il primo vagito, il primo segno che siamo vivi, l’attimo nel quale diventiamo un’entità autonoma, catapultata in un mondo da subito ostile, duro, difficile. Non ho mai pensato che fosse solo un caso “tecnico” che si nasca piangendo: per far entrare aria nei polmoni si poteva anche farci ridere, non credete? Invece no, è come se, a livello subliminare, inconsciamente, ci venisse da subito spiegato che quel pianto sarebbe in seguito stato un nostro compagno inseparabile per tutta la durata della nostra vita, un pianto spesso dell’anima, un pianto del cuore.

Perché il pianto dell’animo è un po’ il nostro destino, perché nulla è facile, perché niente è mai come lo si sarebbe desiderato. Troppe volte ripetiamo a noi stessi che l’indomani sarà sicuramente migliore, che la vita non può sempre e solo essere una sofferenza; e tuttavia siamo perfettamente consci che ogni nostro desiderio, ogni sforzo che facciamo per ottenere quella parte di felicità che ci spetta potrà essere annientato in un soffio, ed il nostro essere anime tremanti non è altro che l’attesa di quei momenti di disillusione. Sono i nostri castelli in aria, i nostri sogni, troppo fragili, troppo impotenti; sono quello in cui noi crediamo, e che ci ostiniamo a difendere, pur contro ogni evidenza e ogni realtà.

E’ il nostro cuore che lotta con la parte razionale che è in ognuno di noi, e da una lotta non può scaturirne che dolore.BMa, nonostante tutta questa sofferenza, i nostri castelli in aria restano lì, a ricordarci che è bello credere, ad aiutarci a mantenere viva la fiamma delle nostre passioni, perché, se da un lato il fuoco distrugge, dall’altro può portare a una rinascita, ad una nuova vita.

Pertanto piangi, bambino, piangi; che questo tuo pianto possa essere insieme fede e speranza, rabbia e dolore, anima e ragione, il giusto cemento per non far crollare mai il tuo castello.

Paula Kat

 

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